Scrivendo sul blog, il mio interesse si sta spostando, piano piano, dal “dire la mia” (lo speaker’s corner della mia diletta Bradipa, vedi citazione a fianco) al parlare di me, cosa che finora ho evitato forse per una forma di pudore o per qualche altra difficoltà.
Parlare di me vuol dire anche o soprattutto ricordi, anzi rimembranze (i ricordi che fanno rivivere sentimenti e immagini del passato). Parlando di cucina, ad esempio, torno ai cibi della mia infanzia e giovinezza: quelli che faceva la mamma e che ritrovo, talvolta con nomi diversi, sull’Artusi.
Qualche giorno fa a Fahrenheit su Radio3 ho ascoltato una parte della conversazione su le forme della memoria con Duccio Demetrio (docente di pedagogia) e con Gino Roncaglia (Merzlog), dove si è parlato anche di rapporti fra memoria e blog.
Demetrio è anche fondatore e presidente della Libera Universita` dell`autobiografia di Anghiari; ne avevo sentito parlare da una amica che partecipa al progetto e la cosa mi aveva lasciato indifferente, anzi anche un po’ prevenuto (mi succede spesso con le cose e le persone che non conosco).
Ma l’aggancio al blog fa scattare una scintilla: fra i miei libri trovo “Raccontarsi. L’autobiografia come cura di sé” di Demetrio (non l’avevo comprato io) e lo apro.
Il primo capitolo inizia con una citazione di Elias Canetti: Oh, essere un libro, un libro che viene letto con tanta passione! (ma chi è, un blogger?) e poi Demetrio: C'è un momento, nel corso della vita, in cui si sente il bisogno di raccontarsi in modo diverso dal solito. Comincio a leggerlo.




