lunedì, 28 giugno 2004

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare (Bike Runner)

Centinaia di ciclisti in movimento fra Mestre, Venezia, Treviso, Chioggia; ciclisti di tutte le età (da 10 mesi sul traino a 84 anni), di tutte le regioni e religioni, di tutti i sessi; ciclisti vestiti nei modi più disparati, dalla tutina aderente alla minigonna al pantalone estivo, con magliette colorate, spiritose, eleganti.

Biciclette di tutti i tipi possibili e immaginabili, dalla tecnologia più avanzata alla assoluta normalità, passando per mountain bike, bici da corsa e da turismo; selle inimmaginabili, borse da cicloturismo e zainetti legati al portapacchi.

Ho udito idiomi di ogni parte d’Italia e oltre (un gruppetto dia Monaco di Baviera, un neozelandese); ho parlato con pratesi e senesi, con genovesi, veronesi, romani, milanesi e miranesi, baresi, sardi …

Ho provato il brivido caldo del treno+bici, alla rincorsa di coincidenze impossibili, su e giù per le antiche scale delle stazioni ferroviarie con armi (bici) e bagagli (l'ascensore solo a Prato); lunghe attese, ferrovieri stupefatti e disinformati, vagone bici che doveva esserci ma non c’era (però c’era l’aria condizionata), treni regionali senza aria condizionata ma con vagoni bici.

Ho pedalato con altri cinquecento temerari su percorsi bellissimi (la sponda del Sile e dell’Adige, l’isola di Pellestrina…) e su strade più o meno trafficate; ho percorso il ponte che unisce Venezia a Mestre (biciclette, auto, treni e aerei con un solo sguardo).Ho visto vecchietti e vecchiette che mi sorpassavano di gran lena e bambini velocissimi; ho faticato per scarso allenamento. Mi sono bagnato come un pulcino e poi asciugato al sole e al vento.

Trasferimenti con treni speciali, le bici nei carri merci; e traghetti che non avevano mai visto tanti ciclisti.

Abbiamo anche consumato delle cibarie: menzione speciale per la qualità al Parco di S. Giuliano (pasta e fagioli e sarde in saor) e all’isola di S. Servolo (ex manicomio di Venezia e quindi posto adatto a quei matti dei ciclisti) per la cena di gala di sabato, in uno scenario stupendo.

Mi è piaciuto un sacco. Era il mio primo raduno nazionale della FIAB, non sarà l’ultimo.



postato da: giannitos alle ore 10:32 | Permalink | commenti (7)
categoria:biciliberatutti
mercoledì, 23 giugno 2004

E vai

Domattina parto, bici in spalla e treno fino a Mestre. Poi full immersion nella folla dei ciclisti del raduno annuale FIAB.

Durante la kermesse la cronaca del vostro inviato speciale

 

Durante la kermesse la cronaca del vostro inviato speciale (il sottoscritto) senza foto, perchè anche nel caso si ricordi di portare la macchina fotografica, non disporrà probabilmente dei mezzi tecnici per mandare in onda le immagini ( siamo mica la RAI).

P.S. Le foto saranno pubblicate al ritorno, per la gioia di velocipedofili ed aspiranti tali.

postato da: giannitos alle ore 10:08 | Permalink | commenti (7)
categoria:biciliberatutti
martedì, 22 giugno 2004

Il calcio sublimato

Non mi piace il calcio. Nel senso che non lo seguo e soprattutto nel senso che tira fuori i peggiori istinti dell'uomo, mi sembra, in una parte dei tifosi e anche dei giocatori e contorno.
Le immagini della rissa che ho visto ieri sera in tv, mi ricorda il Calcio in costume fiorentino, poco nobile spettacolo, ma almeno dichiaratamente violento.

Noterella moralistica: se per i bambini e i giovani conta molto l'esempio, che effetto hanno i comportamenti dei loro idoli calcistici?


postato da: giannitos alle ore 09:17 | Permalink | commenti (4)
categoria:varie ed eventuali
lunedì, 21 giugno 2004

La mia bicicletta

è stata un po' penalizzata, su questo blog. Ma ora ci ho fatto una categoria ad hoc, che prossimamente avrà di che gioire.

Ieri mi sono dedicato ad una pulizia di fondo del mezzo, dato che erano rimaste tracce indelebili di una girata invernale su una strada motosa ( la mota sarebbe la nostra melma; ogni tanto uso dei toscanismi, perchè non è che voi non toscani dovete restare ignoranti).
Poi ho preparato un po' di attrezzi e ricambi da portare dietro. Ora sono pronto per partire.


postato da: giannitos alle ore 17:10 | Permalink | commenti (3)
categoria:biciliberatutti
domenica, 20 giugno 2004

Il vino e il latte

Inizia e finisce con un formaggio questo breve viaggio nelle Langhe, conosciute soprattutto come terra di vini. E non è un caso, perché i formaggi sono una mia grande passione.

Lasciata l’autostrada ad Alessandria attraversiamo il Monferrato; approssimandosi l’ora di cena ci fermiamo a Nizza Monferrato dove abbiamo il primo incontro ravvicinato con la cultura materiale della zona: la Robiola di Roccaverano Dop. Non ha niente a che vedere con la robiola a pasta molle, informe e spalmabile che si trova comunemente in commercio ed assomiglia al Philadelphia Kraft.
Questa Robiola è una piccola forma di circa 400 grammi, prodotta con latte di capra oppure misto vaccino ovino e caprino in varie percentuali. Viene salata e fatta maturare per un minimo di tre giorni fino a venti (tanto più quanto maggiore è l’apporto di latte caprino). La zona di produzione è prevalentemente l’alta Langa astigiana, dove si trova Roccaverano. Crosta sottile, da mangiare; pasta bianca tenera e compatta. Il gusto è assai particolare, deciso ma non intenso; insomma bisogna assaggiarla, se si riesce a trovarla in altre parti d’Italia, in qualche negozio ben fornito.

Il viaggio continua verso Acqui Terme e poi Canelli, il centro più importante della zona del moscato, che fa parte delle Langhe. Con questa uva si produce l’Asti Spumante e il Moscato d’Asti, meno conosciuto fuori dal Piemonte ma assai piacevole e delicato, un ottimo vino da dessert.

Arriviamo ad Alba e da lì a Serralunga, Barolo, La Morra: le Langhe dei rossi, Barbera, Dolcetto, Nebbiolo, Barbaresco e Barolo. C’ero stato altre volte, anche di recente, ed avevo voglia di vedere l’altra Langa, quella del latte; l’Alta Langa dei boschi e dei pascoli: odi greggi belar, muggire armenti (ma Leopardi era altrove).

E così siamo arrivati a Murazzano, bel paese e luogo d’origine di un altro piccolo grande formaggio che da esso prende il nome ed è prodotto nel territorio di diversi comuni del cuneese. Latte di pecora (minimo 60%) e vaccino, piccole forme di 300-400 grammi, fresco o più o meno stagionato. Crosta sottile, pasta morbida ma consistente e granulosa, di colore bianco paglierino, fresco o stagionato.
Qui l’incontro con la cultura materiale è stato un incontro ravvicinato del terzo tipo, e non solo per il suddetto formaggio. Passeggiando per il paese si fa l’ora di pranzo. Ci sono due trattorie, una segnalata dalla guida ma chiusa e La Capannina Osteria-Pub. Questo tipo di connubio non mi piace, ma andiamo a dare un’occhiata: entriamo, c’è da aspettare, ma la prima impressione è positiva. Ci sediamo fuori, vediamo uscire delle persone e dopo un po’ una bambina di sei o sette anni si avvicina un po’ timidamente per dirci di entrare. La mamma della bambina si muove fra i tavoli con agilità, nonostante una pancia di qualche mese; in cucina il marito, aiutato da una donna.
I piatti non sono molti e non sono quelli tradizionali, a parte i tajarin e gli agnolotti al plin; ci lasciamo consigliare un Dolcetto della casa, che si rivelerà ottimo. Non scegliamo, ci lasciamo accudire: non importa dire cosa sono, l’importante è che sono cibi semplici e curati, cucinati con amore. Siamo rimasti gli ultimi a tavola, il cuoco si avvicina, forse anche incoraggiato dai nostri complimenti. E comincia la parte migliore: noi chiediamo, lui ci spiega e si capisce che la passione e la competenza dell’uomo sono gli ingredienti più importanti. Parliamo del vino e del formaggio: lui ha lavorato in caseificio e il padre produce il formaggio di pecora che ci serve con una squisita marmellata di pomodori verdi. Ci dice dove possiamo trovare il Dolcetto che ci ha servito, poi si allontana per un po’ e torna con tre tume (formaggette) del padre, per noi. Ci salutiamo con la promessa di un incontro a Firenze, dove vive una sorella della moglie.

P.S. Le foto tanto sbandierate non ci sono, dato che ho dimenticato di prendere la macchina fotografica. Che non è niente in confronto a quando partii per l’Austria senza patente, e me ne accorsi quasi a destinazione.




postato da: giannitos alle ore 02:40 | Permalink | commenti (7)
categoria:cibi e bevande