Post scriptum
Da un bel po' non leggo Herzog , nonostante fosse uno dei miei blog preferiti e sia tuttora nell'elenco. Ora vedo che Mitì prende spunto da un Herzog-post , per riflettere sulla post-scrittura. Ecco, forse il gioco di parole può servire per dire quello che penso: la scrittura del post rappresenta un notevole rinnovamento del modo di scrivere. Ma andiamo con ordine.
Dice Herzog: (...) la scrittura del blog dev'essere leggera, veloce, di consistenza aerea, perché è così che il lettore imposta la sua disponibilità alla lettura. Con un libro è diverso, sia nella fruizione che nella composizione. Se io dovessi scrivere un racconto lungo, qualcosa, diciamo, che difficilmente avrebbe cittadinanza sul blog, allora userei una penna, e la carta, per avere un rapporto fisico e meditato con quello che scrivo. Nel blog, invece, ritengo che la scrittura debba essere m-editata poco (intendo poco rielaborata), e molto spontanea. Così che le sciocchezze che scrivo vengono di conseguenza e per la gran parte pensate e scritte in un'unità di tempo, direttamente sul piccì, e subito postate. Me ne sono testimonianza i refusi in gran copia. Nel rileggere poi quanto scritto, capita d'intravedere possibili sviluppi non sfruttati, inciampi o rallentamenti, promesse non mantenute. Cioè a dire che la velocità rischia di lasciarsi indietro delle cose. Ma così, spontanea e libera di fluire, la scrittura appare, o così dovrebbe, non artificiale. E se non è artificiale, allora forse sarà, al suo opposto, autentica.
Mitì è d'accordo, mi pare, con una precisazione.
L’immediatezza della scrittura nei blog è “il suo bello”; scrivere di getto un post nel pannello di controllo, è come “parlare”.
Almeno, così è per me.
E’ immediatezza, spesso impulsività, una cosa generata col cuore, con la mente leggera.
Scrivere “su carta”, libri o giornali che siano, è secondo me molto diverso: almeno per quanto mi riguarda, vi è oculatezza, molta attenzione ai termini usati, alla punteggiatura, alla sintassi.
Spesse volte scrivo e riscrivo una frase anche solo di tre righe per renderla perfettamente leggibile e comprensibile.
Limo, taglio, aggiungo, cesello, cancello, riscrivo.
Non è "scrittura artificiale"; è "accuratezza d'espressione", è "ordine".
Talvolta ho provato a scrivere un post sulla carta, correggere cancellare riscrivere. Non ne è venuto fuori niente di buono. Anche scrivere al computer, ma non direttamente sul pannello di controllo, è diverso. Non è che il mio post scritto di getto sia assolutamente immune da correzioni; in genere scrivo, pubblico, leggo e vedo alcune cosette da cambiare. Ma il post resta quello che era.
Ha ragione Herzog, la disponiblità alla lettura di un post dipende, in genere, dalla sua immediatezza e leggerezza. Eppure leggo volentieri qualche blog più meditato (penso a Milton): ma non posso escludere che qualcuno abbia la capacità di pre-meditare un post e scriverlo di getto.
E non posso escludere che un post apparentemente scritto de getto, come quelli della signora Bradipa, sia in realtà frutto di una rielaborazione.
Insomma, il blog è bello perchè è vario.






