I pantaloni lunghi
Si sa che avviandosi alla senilità è dolce nuotare nel mare dei ricordi. Ho comprato un paio di jeans di velluto a coste fini; era molto tempo che non ne avevo, chissà perché. E mi sovviene dei miei primi pantaloni lunghi, che erano appunto jeans di velluto a coste fini.
All’epoca i ragazzi portavano i pantaloni corti estate e inverno fino agli albori dell’adolescenza; nelle famiglie borghesi si usavano i pantaloni al ginocchio, detti all’inglese, con calzettoni lunghi. I ragazzi che non portavano pantaloni all’inglese avevano in genere i calzini corti, ma arrivavano prima ai pantaloni lunghi.

Era un’estate in Versilia, il mare dei fiorentini e dei milanesi, luogo delle mie vacanze infantili e giovanili. Il primo di settembre sarebbe iniziata la scuola, forse la prima media, ed era venuto il momento dei pantaloni lunghi. I miei genitori mi portarono a Livorno al mercatino americano e mi comprarono due paia di jeans di velluto, uno beige e l’altro marrone, mi pare. Tornato a Firenze cominciai finalmente a portare i pantaloni lunghi, con grande orgoglio: era una sorta di rito iniziatico dell’età post-infantile. Ma dopo pochi giorni scendendo con la bici per la discesa del garage caddi e feci un sette nel ginocchio dei pantaloni. All’epoca era una cosa piuttosto grave, il consumismo era di là da venire anche per le famiglie più o meno benestanti; con un solo paio di pantaloni lunghi fui costretto a portare ancora per un po’ i pantaloni all’inglese e me ne vergognavo.
Poi in età adulta ho riscoperto la goduria dei pantaloni corti d’estate: quando sono in vacanza non riesco a portare altro.






