C'è chi pensa che la Shoah sia unica e non ritiene giusto paragonarla a altri genocidi.
La Shoah è certamente unica nelle sue dimensioni. Ma
l'impulso razzista che l'ha guidata e sostenuta, la volontà di annientare
completamente un altro popolo invece che, eventualmente, sconfiggerlo, è un
impulso che va diviso tra tutti coloro che hanno commesso genocidi nel mondo.
Naturalmente non è contraddittorio sostenere che esiste un'unicità della Shoah.
Ma allo stesso modo esiste un'unicità del genocidio in Rwanda. Perché così è
per ogni evento storico. Però i genocidi hanno molto in comune ed è questo che
cerchiamo di mettere in evidenza alla Shoah Foundation.
(Douglas Greenberg, storico, presidente della Shoah
Foundation in una intervista al Manifesto del 27 gennaio 2005).
Un recente post di Milton ha suscitato una piccola discussione sulla “unicità della Shoah”.
Dice Milton in una risposta ai commenti:
La Shoah è una cosa a parte, ed il progetto gratuito di
annientamento che la muoveva non trova alcun paragone storico.
Ed io:
Tu dici "la Shoah è una cosa a parte". Ecco,
vorrei capire perchè. Un progetto gratuito, cioè senza motivazioni, seppur
aberranti ? Qual'è la differenza con altri genocidi extraeuropei (Kmer rossi) o
più vicini (Stalin) ?
Non sarà forse proprio il fatto di essere una tragedia tutta europea,
nonostante la "superiorità della civiltà occidentale dalle radici
giudaico-cristiane" ? In questo senso è una cosa a parte, una parentesi
(incomprensibile) in millenni di "civiltà" ?
E se non è questo, cos'è che la rende una cosa a parte ? Non è domanda
retorica, mi piacerebbe capire.
Aggiungo soltanto che io non mi sento estraneo a quella tragedia: chi può dire
che sarebbe stato sicuramente dalla parte giusta ?
Milton:
Gianni: I khmer rossi hanno, a ben vedere, portato sino alle
estreme conseguenze le teorie staliniste e poi maoiste sulla
"rieducazione" che ritenevano interi ceti sociali abbisognevoli di un
lavacro culturale. Con una spaventosa e visionaria svolta, hanno sic et simpliciter
stimato irrecuperabili queste persone. Demoniaco quanto si vuole quindi, ma un
progetto poltiico, peraltro perseguito non contro un popolo, ma contro propri
concittadini, e la riprova ne è che la sua critica porta con sè la ripulsa
anche delle premesse marxiste-leniniste e maoiste che ne costituivano la base
culturale. Lo stesso discorso, più o meno, per i massacri staliniani. La Shoah,
invece ( a parte la sua concettuale diversità per trattarsi di genocidio, e
cioè di eliminazione di un popolo in quanto tale ) mi pare possa definirsi un
vero delirio per la sua gratuità: avantieri in tv rievocavano la notte dei
cristalli, i roghi delle cose degli ebrei e la gente che indicava bambini ebrei
esclamando "Bruciamo anche loro!". Un progetto di eliminazione di un
popolo studiato a tavolino, sfogo per una ferocia disancorata da ogni
riferimento reale, tant'è che l'unica seria opposizione che i macellai
trovarono fu non in opinioni dissenzienti, e quindi sul terreno politico, ma
nell'umanità, nella bontà di singoli, vale a dire in ambito prepolitico.
Nei commenti al mio post precedente ho sostenuto che non si può dire semplicemente che la
Shoah sia stata frutto della follia. Ecco
mi pare che Milton sostenga più o meno la stessa cosa: “un vero delirio per la
sua gratuità”.
Come se dietro alla Shoah non ci fosse una ideologia aberrante
(la purezza della razza) tradotta nelle leggi razziali e degli scopi precisi
(eliminare tutti coloro che insidiavano tale purezza: ebrei, handicappati,
omosessuali, zingari; oltre agli oppositori
politici). Che in tutto questo ci sia follia non c’è dubbio. Che la follia da sola
spieghi la Shoah è tutt’altro discorso.
Che
poi il Giorno della Memoria sia dedicato alla Shoah è vero; è perciò legittimo sostenere che non sia opportuno
disperdere l’attenzione. Ma a che serve la memoria della Shoah se non si mette l'accento sul razzismo, ancora tanto vivo e vegeto ?







