Il nuovo papa e la chiesa che trattiene
Mi sembra interessante questa intervista al filosofo Mario Tronti, in alcune parti un po' tosta (per me).
Tronti è piuttosto ottimista sul nuovo papa e sul corso che imprimerà alla Chiesa. Questo è il brano che mi ha più interessato (ma vale la pena di leggerla tutta):
La scenografia di Piazza San Pietro, sia nel giorno dei funerali sia in quello dell'intronazione, esprimeva tutta la potenza simbolica della Chiesa, una potenza simbolica intatta e grandiosa dopo due millenni di storia e dopo alcuni secoli di modernità secolarizzata. Questa sapienza divina nell'uso del simbolico, questo saper tenere insieme le masse e i prìncipi del pianeta, ci rimette di nuovo di fronte alla Chiesa come potenza politica. C'è un rapporto complesso fra eskathon cristiano e katechon della Chiesa, fra il futuro di salvezza che il cristianesimo offre all'umanità e la funzione di trattenimento della storia che l'istituzione-Chiesa svolge da sempre. E credo che bisognerebbe instaurare un rapporto preciso fra questa complexio oppositorum del cattolicesimo romano e le forze storiche della trasformazione. Dovremmo riconoscere alla Chiesa questa sua funzione di trattenere la modernità, di ritardare l'accelerazione dello sviluppo. C'è oggi una grande questione antropologica, che riguarda in primo luogo l'Occidente ma comincia a interessare anche il grande Oriente: il contrasto fra l'accelerazione impetuosa del tempo nella produzione, nei consumi, nelle comunicazioni, nell'uso di massa della tecnologia, e i tempi umani che non riescono ad assorbirla, fanno fatica a starle dietro, con tutte le conseguenze che ben conosciamo in termini di comportamenti di massa: assunzione superficiale dell'innovazione, accettazione leggera di tutto quello che passa il mercato, acquisizione volgare del benessere e della ricchezza. Una sinistra moderna dovrebbe farsi carico di questa contraddizione invece di mettersi al seguito della corsa.
Ed è qui che invece interviene il rapporto della Chiesa con il mondo. Dice Ratzinger: «più una religione si assimila al mondo più diventa superflua». Ha ragione, e la frase vale anche per la politica: più la politica si assimila al mondo, a ciò che è così com'è, più diventa superflua. La secolarizzazione rischia di essere questo semplice inseguimento dei tempi accelerati della produzione e della tecnica, senza forze di contrasto. E il sacro risulta l'unico elemento in grado di operare dentro questa contraddizione. Secondo me la ragione di fondo di ciò che chiamiamo crisi della secolarizzazione e ritorno del sacro sta precisamente qui. Molto spesso il ritorno del sacro va interpretato come bisogno di umanizzazione del rapporto dell'essere umano con il mondo che rischia di diventare un rapporto puramente tecnico-economico. Ed è un ritorno che ovviamente non riguarda solo la religione cattolica - anzi, se si esprime in forme religiose diverse tanto meglio.
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