Cancan
Quel giorno di canicola
un uomo in canottiera
entrò
dentro la cánova
che era quasi sera.
Ne uscì poi senza cane
sbucciandosi una pera.
categoria:storie e storielle, pedanterie linguistiche
Cancan
Quel giorno di canicola
un uomo in canottiera
entrò
dentro la cánova
che era quasi sera.
Ne uscì poi senza cane
sbucciandosi una pera.
Dove andare (2)

Non vediamo una soluzione per il nostro popolo, siamo disperati, abbiamo una bomba nella testa e non vogliamo che si trasformi in una bomba vera; abbiamo sempre rifiutato il terrorismo...
Questo diceva ieri sera una donna Saharawi ad una cena di solidarietà con il suo popolo.

Era il 1975 quando la Spagna, a causa dei problemi interni per l’approssimarsi della fine del regime di Francisco Franco, decide di disimpegnarsi dalla ricca (di fosfati e forse di petrolio) colonia del Sahara Occidentale. Con un accordo segreto s’impegnava a non opporsi all’annessione di questo territorio da parte del Marocco, che da sempre rivendicava quelle terre come storicamente sue.
Le truppe marocchine occupano la terra dei Saharawi, la popolazione che vive in Sahara Occidentale. I Saharawi organizzano la loro resistenza attorno alla formazione politico-militare nota come Fronte Polisario. Comincia una guerra lunga e sanguinosa, con l’Algeria che, in contrasto con la monarchia marocchina, appoggia la lotta dei Saharawi e ospita i profughi del Sahara Occidentale in campi nei pressi della cittadina di Tindouf, nell’Algeria meridionale.
(...)
Il rischio che si corre è proprio questo. Ritenere eterna la scelta non violenta dei saharawi, continuare a relegare in secondo piano le aspirazioni di questa gente che da trent’ anni vive in un accampamento nel deserto. Per poi magari ritrovarsi sconvolti di fronte ad un attentato. Il precedente c’è. Nessun palestinese si faceva esplodere quando il processo di pace sembrava realizzato. Decisamente un precedente da non seguire
( da PeaceReporter, leggi l'articolo)
Dove andare
Dopo gli attentati dell'aprile scorso in Egitto mio figlio ha rinunciato alle vacanze in quel paese, optando per la Turchia, dove poi ci sono stati attentati anche a turisti.
Mia figlia aveva fissato una vacanza a Sharm El-Sheik, poi ha avuto un incidente e non può andarci. Ma oggi avrebbe deciso di non andarci.
Una figlia di amici è a Londra e ha telefonato per informarli del secondo round di attentati.
Vabbè, stiamo a casa. Ma evitiamo le città d'arte, gli altri luoghi turistici e tutti gli obbiettivi sensibili.
La montagna pistoiese dovrebbe essere sicura, ma quasi tutti i giorni torno a Firenze per lavoro.
Insomma questa estate è un bel problema, sia muoversi che stare fermi.
Pare che il terrorismo islamico stia raggiungendo il suo obbiettivo. Mi pare che ci vogliano idee, e fatti.
A Londra cominciano ad abbattere i sospetti.

Formaggi sardi (con clandestino a bordo)
Le vacanze sono anche l'occasione per nuove esperienze gastronomiche; e per uno appassionato di formaggi come me la Sardegna è un buon posto (anche il mare però non è male).
Sul pecorino sardo avevo un pregiudizio del tutto fallace. Il fiore sardo invece non lo conoscevo: è un formaggio di pecora leggermente affumicato prodotto ancora dai pastori, stagionato 6-8 mesi. Molto buono, ma una eccessiva stagionatura lo rende immangiabile e a mio avviso inutilizzabile anche per grattugiare (ne ho un pezzo che dovrò decidermi a buttare).
Altra piacevolissima scoperta il casu axedu o ascedu (formaggio acido) di pecora o capra, che assume nomi diversi a seconda delle zone (frughe, fruhe, preta, cagiadda…). E' una cagliata che non viene rotta e pressata bensì tagliata a fette e consumata fresca. Può essere salata e stagionata e allora si chiama merca o casu fiscidu o altro. Assomiglia molto al nostro raveggiolo che è fatto con un procedimento simile ma non è acido: del formaggio sardo esiste però anche una versione dolce, che non ho assaggiato.
Leggendo di formaggi sardi scopro un clandestino: il pecorino romano oggi è prodotto quasi tutto in Sardegna, impiegando gran parte del latte di pecora dell'isola. Alla fine dell'800 i laziali aprirono i primi caseifici in Sardegna, dove c'era grande disponibilità di materia prima; da allora l'isola ha raggiunto il 96% della produzione totale.
Il pecorino romano è uno dei principali formaggi Dop (dopo il grana padano, il parmigiano reggiano e il gorgonzola) e rappresenta da solo il 90% dei pecorini Dop. Ma soprattutto è il più esportato, con una quota del 30% sul totale dei Dop: circa il 70% della produzione va all'estero e di questa il 90% negli Usa.
Negli anni '70 la produzione annua oscillava fra le 15 e le 17mila tonnellate; negli anni '80 si ha un raddoppio trainato dalle esportazioni. Negli Usa si passa infatti dalle 6-7mila tonnellate degli anni '70 alle oltre 20 mila dei primi anni '90 (27mila nel 1994); ma l'importazione Usa era già rilevante alla fine dell'800 (5mila tonnellate nel 1890).
Cosa ne facciano di tutto questo pecorino romano negli Usa, è per me un mistero (lo grattugiano, sì e poi ? tanta pasta mangiano ?)
Vacanze sarde in b/n

a Baunei, sopra il golfo di Arbatax, tardo pomeriggio

a Mamoiada, dove abbiamo visto il Museo della maschera mediterranea

piccola turista ai giochini di Baunei

La chiesa di Baunei, di mattina, con donna in nero senza velo

turisti a Tortolì, diretti a rimirare una gigantesca Euforbia; la gamba alzata della Marta è casuale