venerdì, 16 febbraio 2007

Ascensore per la pensione (cinico welfare)

Questa ANSA non ha bisogno di commenti, mi pare.

 » 2007-02-15 10:12
USO DELL’ASCENSORE E SISTEMA PENSIONISTICO

LONDRA – Uno studio pubblicato su The Lancet desta interesse fra gli esperti e preoccupazione in ambito sindacale.

 E’ stato pubblicato su The Lancet, autorevole rivista medica inglese, uno studio sugli effetti dell’uso continuato dell’ascensore in soggetti compresi fra i 20 e i 50 anni. Il campione riguarda 1000 cittadini britannici distribuiti in classi d’età in ragione della distribuzione della popolazione reale ( fra i 20 e i 25 anni è il 17,13 %, quindi 171 soggetti nel campione). Un campione equipollente di soggetti che non utilizzano l’ascensore se non saltuariamente è stato utilizzato come gruppo di controllo. Il gruppo di medici, incaricato dal governo britannico nel quadro delle iniziative di riforma del sistema assistenziale, ha rilevato abitudini e dati anamnestici ; incrociando le rilevazioni patologiche, corrette con i prevedibili effetti delle abitudini di vita, con i dati statistici relative al rapporto malattia/aspettativa di vita, l’equipe è giunta a risultati eclatanti. Per il gruppo di coloro che utilizzano l’ascensore in modo continuato (e continueranno a farlo) si prevede in media una riduzione della aspettativa di vita del 1,7 %. Il dato varia di molto in riferimento ai gruppi di età: da 20 a 25 è 2,1%, da 25 a 30 è 2,6%; da 30 a 35 scende al 1,8 % per risalire al 2,2 % dai 35 ai 40; da 40 a 45 è il 1,2 %; da 45 a 50 è 0,9 %. Tradotto in numeri assoluti il risultato è sconcertante: l’uso dell’ascensore in soggetti fra i 25 e i 30 anni, a fronte di una aspettativa di vita pari a 79 anni, comporta una riduzione di circa 2 anni di vita.Gli esperti del WFD (Welfare Future Department) ne hanno poi valutato la ricaduta sul sistema pensionistico, per i dipendenti delle amministrazioni pubbliche: la riduzione dell’aspettattiva di vita dei dipendenti pubblici che usano l’ascensore comporterebbe una diminuzione della spesa pensionistica pari a 1 punto percentuale per ogni incremento del 2,7% degli utilizzatori dell’ascensore. Per questo gli esperti del WFD hanno consigliato di incentivare l’uso dell’ascensore (più ascensori, più grandi e più comodi) al fine di ridurre la spesa pensionistica. Tali misure renderebbero in gran parte superflue le misure di riforma del sistema pensionistico attualmente allo studio.


P.S. Qualche tempo fa ne avevo parlato qui

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categoria:varie ed eventuali
giovedì, 15 febbraio 2007

Tu chiamale se vuoi...

Ieri mi sono messo a fare un po' di pulizia, con rispetto parlando, fra i miei link. E' che ho meno tempo (voglia) di dedicarmi al blog, mio e altrui e allora bisogna sfoltire, selezionare.

Fra i blog rimasti ce n'è uno che mi è particolarmente caro, congelato da un bel po', che non toglierei neanche se fossi sicuro che rimane congelato per sempre. E invece, sarà questo caldo inverno (non esistono più le mezze stagioni, ma nemmeno le intere) o sarà qualcos'altro, il gelo del blog è scomparso, sciogliendosi in una bella poesia.

Emozioni.

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categoria:genitori, di blog e di scrittura
martedì, 13 febbraio 2007

Le mie famiglie

Il dibattito sulle unioni di fatto e i Dico (difficile trovare un acronimo più infelice) è oggi in gran parte strumentale, sia per chi vuole sostenere il governo o farlo cadere o guadagnare qualche voto, sia per le gerarchie cattoliche che vedono nel matrimonio uno strumento di influenza e di controllo sulle persone e sulla società.
Spesso però, ed è quello che ora mi interessa, si contrappone la Famiglia (fondata sul matrimonio) a quella cosa priva di nome (c'è chi le chiama non-famiglie) che deriva delle unioni di fatto. " Ora pensiamo alla famiglia" ha detto Rosy Bindi dopo avere presentato il disegno di legge sui Dico.

Avevo una famiglia con la F maiuscola, una moglie e due figli, fondata su un matrimonio durato oltre venti anni. Poi mi sono separato da mia moglie, con notevole sollievo, e di conseguenza anche dai miei figli, con grande pena. I miei figli sono rimasti una parte importante della mia vita. Ora ho un'altra famiglia, con una donna che non è mia moglie e una figlia. E non mi pare che ci sia differenza fra l'una e l'altra famiglia.
Vogliamo dire famiglia tradizionale per quella fondata sul matrimonio e diverso modello di famiglia per l'altra ?  Ovviamente non è un problema nominalistico, bensì di significato e di dignità.


(…) dopo secoli di riconoscimento sociale ed univoco del ruolo della famiglia, sarà possibile oggi, senza suscitare conflitti o accuse di intolleranza, riproporre quell'istituto nei suoi valori tradizionale e pur sempre attuali, cioè come famiglia basata sul matrimonio, su un rapporto stabile e duraturo tra uomo e donna, aperto alla fecondità? Il problema non si poneva un tempo, quando questa struttura veniva recepita come un fatto di "natura" e, in quanto legge naturale riconosciuta, non esigeva dimostrazione. Oggi si ha l'impressione che la concezione tradizionale, romana e cristiana, della famiglia possa essere tutt'al più una tra le varie forme di convivenza alternative e che essa appartenga alle scelte puramente religiose. In questo senso viene lasciato alla Chiesa il compito di strutturare al suo interno l'impianto di una pastorale familiare cristiana.


C'è questo e molto altro nel discorso su Famiglia e politica  pronunciato nel dicembre del 2000 da Carlo Maria Martini, quando era ancora arcivescovo di Milano,  in epoca lontana dai clamori e dalle strumentalizzazioni sollevati oggi dalla proposta di legge.
Martini oscilla fra l'apertura alla pluralità dei modelli familiari e l'affermazione della superiorità della famiglia matrimoniale. Ma quando parla della forza e della debolezza della famiglia non parla solo della famiglia tradizionale. Fa balenare la necessità di una legislazione che tenga conto della "esigenza di fare i conti con l'evoluzione e la diffusione di nuovi costumi familiari e quella di un ancoraggio etico-sociale."
Di certo non dice che una legge sulle unioni di fatto possa danneggiare la famiglia tradizionale: "  Al vertice delle nostre preoccupazioni deve stare non già il proposito di penalizzare le unioni di fatto, ma piuttosto di sostenere positivamente e di promuovere le famiglie in senso proprio." 
Suggerisce  " a noi, uomini di Chiesa, sobrietà e comprensione. Sobrietà innanzitutto, come si conviene verso chi è alle prese con la prosa, talvolta con la durezza della vita familiare ordinaria, che corre lungo binari lontani dai toni un po' artificiali di certa nostra enfatica predicazione. Ma anche comprensione, per non incappare nella censura evangelica di chi disinvoltamente prescrive ad altri pesi soverchianti (cfr. Mt 23,4).
Nello spirito penitenziale del Giubileo riconosciamo pure che anche noi abbiamo - magari inconsapevolmente - contribuito allo sgretolamento della concezione della famiglia. Troppo a lungo forse abbiamo lasciato che prevalesse un'idea prevalentemente giuridica ed economica del rapporto di convivenza, destinato quasi alla sola procreazione della prole, dando l'impressione che questo istituto fosse non una convivenza di persone, ma un fatto oggettivo a prescindere da esse."

Si può essere d'accordo o no, o solo in parte, ma siamo lontanissimi dalle beghe e dalle strumentalizzazioni odierne.

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categoria:italietta
mercoledì, 07 febbraio 2007

Controluce


Aveva iniziato a bere da quando Mario era morto . Prima qualche bicchiere in più a tavola, poi l'amaro e il brandy davanti alla televisione; ora vagabondava tutto il giorno fermandosi - sempre più di frequente - in bar diversi. Talvolta si sedeva, col bicchiere fra le mani e lo sguardo perso.
Non che stesse bene, prima della morte di Mario. Ma ora era davvero solo, e disperato.
Lo avevano chiamato, che corresse perché Mario era stato investito e lo aveva visto in terra, gli occhi appannati. Aveva capito che non c'era niente da fare.
Lo aveva seppellito, una brutta mattina di primavera, gli alberi da frutta già fioriti eppure tristi. Gli era rimasto solo il guinzaglio e la ciotola d'alluminio che Mario trascinava per tutta la cucina, con gli avanzi dei cibi che si cucinava senza voglia.

( grazie a Umberto G. per la foto)

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categoria:fotografia, storie e storielle
domenica, 04 febbraio 2007

Paradise

L’uomo della lavanderia parla con la cliente, ce l’ha con qualcuno: “Non si può andare in paradiso a cospetto dei santi, diceva la mi’ nonna”.
La nonna certamente lo diceva in modo corretto, magari aveva studiato poco ma i proverbi erano pane per tutti i denti. Piano piano certe parole si perdono, grazie soprattutto alla televisione, da qualche anno a questa parte.

Qualche giorno fa sentivo alla radio che negli USA, mi pare, i giornalisti di una televisione sono stati invitati a non usare certi termini (un elenco scritto) poco usati nel linguaggio corrente: e loro si sono rifiutati, per opporsi al progressivo impoverimento della lingua.

postato da: giannitos alle ore 19:21 | Permalink | commenti (1)
categoria:pedanterie linguistiche