
Artista sarà lei ! (la fotografia secondo Scianna)
(…) Ferdinando Scianna, figura di spicco nel panorama internazionale fin dal 1965 - anno in cui, a 21 anni appena, pubblicò il suo primo libro fotografico dedicato alle Feste religiose in Sicilia -, si trasferisce due anni dopo dalla rurale Bagheria alla frenetica Milano per intraprendere la carriera di fotoreporter ed inviato speciale per conto del settimanale "L'Europeo"; divenuto corrispondente estero, si sposta a Parigi, per rimanervi dieci anni: è in questo periodo che, grazie all'interesse di Cartier-Bresson, entra a far parte della Magnum Photos; il resto della sua carriera è storia nota ai più, in un crescendo di celebrità in ambito di fotografia di moda, pubblicitaria e reportagistica di stampo umanistico (sulla scia di un'ideale continuazione dello sguardo bressoniano), in cui tensione drammatica, visceralità, ironia acuminata e sincera partecipazione umana si intrecciano fino a dar vita ad una cifra stilistica originale e facilmente riconoscibile. (…)
Il dibattito "la fotografia è o non è da considerarsi arte?", per esempio, che accompagna la fotografia fin quasi dalla sua nascita facendola fluttuare su inconcludenti fiumi di inchiostro e parole, è risolto da Scianna, sintetizzando al massimo, con un'affermazione tra il risentito e il provocatorio; a chi si azzardi incautamente a definirlo 'artista', Scianna ribatte infatti: "Artista sarà lei! Io sono fotografo. Fotografo. Fotografo". Un fotografo elevato al cubo, quindi, impegnato a difendere con veemenza la propria specificità espressiva (che è poi lo specifico fotografico tout court) da una contaminazione che, secondo la sua opinione, ha finito per snaturare l'identità stessa dell'atto fotografico.
Rifacendosi alle celebri immagini di Weston, Scianna sembra schierarsi contro la presunta capacità di trascendere il reale propria della fotografia, chiarendo come secondo lui Weston fosse ben lungi dal voler (e poter) rappresentare un'ideale ed immateriale "peperonità": fotografava 'quel' peperone, e non certo l'idea trascendente che gli si celava platonicamente dietro. (...)
Lasciandosi per un attimo alle spalle la distinzione tra fotografia 'alta' o 'bassa', d'autore o amatoriale, Scianna ci ricorda come alla base di ogni atto fotografico ci sia, in fin dei conti, il prosaico concetto dell'album di famiglia: l'intero percorso di un fotografo si configura così (o almeno: dovrebbe configurarsi) come un incessante tentativo di raggiungere quell'autentico e disinteressato sentimento di necessità, quel bisogno impellente che muove il padre di famiglia nel momento in cui fotografa il figlio che gioca con la sabbia sul bagnasciuga o che spegne le candeline del suo ennesimo compleanno. Riscoprire questa urgenza semplice e genuina potrà forse servire a limitare l'inevitabile inquinamento della pratica fotografica dovuto proprio al suo essere finalmente riuscita a farsi accogliere nel mondo delle arti (e quindi del collezionismo, del blabla di critici e curatori, della musealizzazione, del mercato...). Ed è più chiaro che mai, Scianna, quando senza la benché minima diplomazia afferma: "Alla fin fine, si sa, tutto il gran discutere su quale etichetta appiccicare a una cosa mira soprattutto a decidere che prezzo scriverci sopra".
( da Nadir )