
Trent’anni
Lo ricordo bene il rapimento di Moro. Era un momento particolare per me, da pochi giorni era morto il nonno Viero e due settimane dopo sarebbe nato il mio primo figlio; da qualche mese avevo preso la tessera del PCI, dopo una lunga militanza nel gruppo del Manifesto, poi PdUP.
La “linea della fermezza” mi parve allora l’unica strada per fermare le BR, mettendo in conto l’assassinio di Moro. Successivamente ho avuto dei dubbi e mi ero sempre ripromesso di approfondire la vicenda delle BR e il caso Moro; solo di recente ho letto “Brigate rosse – Una storia italiana”, l’intervista fatta a Mario Moretti da Rossana Rossanda e Carla Mosca nel 1993.
Vedi, quello che sostengono Morucci e Faranda <di non uccidere Moro, ndr> non è irragionevole. Anzi, molte delle loro argomentazioni sono condivisibili. Ma a quel punto sono impraticabili. Oggi potrei dire che se ci hanno obbligato a quella scelta è perché non siamo stati capaci di sottrarci ad essa. Ma in quel momento farne un’altra voleva dire chiudere con le Br, dichiarare il fallimento di una strategia nata nel ’72 e liquidare l’organizzazione. (…) Quando decidiamo di eseguire la sentenza di morte c’è in noi la consapevolezza che a partire da quel momento lo scontro diventava quasi disperato. E sarebbe scivolato sul piano esclusivamente militare. (…)
E’ stata un’azione clamorosa, l’hanno seguita da tutto il mondo, abbiamo tenuto in scacco lo stato. Sembriamo, e operativamente siamo, imbattibili. Ma avevamo sequestrato Moro per aprire una dinamica nel fronte politico, riaprire il conflitto fra sinistra e governo, e non è andata così. (…) Mettiamola così: il meccanismo che aveva funzionato –catturiamo un personaggio, lo teniamo un certo tempo, il fronte avverso si divide o si incrina- non funziona più. Su Moro si è verificato l’opposto. E se hanno sacrificato il presidente della DC, per chi altro saranno disposti a discutere ? Per nessuno. Il sequestro di Moro non è un’azione andata male, un piccolo o grande errore di valutazione, è la fine di un modo di pensare la guerriglia, la fine della teoria sulla propaganda armata.
E se quello che dice Moretti (magari col senno di poi) è vero, allora la linea della fermezza era politicamente giusta, anche se umanamente terribile. Resta da capire se sia stato fatto tutto quanto era necessario e possibile per trovare la prigione di Moro: e questo ad oggi non è possibile affermarlo.