Non sono la stessa cosa, anche se spesso i due termini vengono abbinati o usati indifferentemente.
Si può dire, ad esempio, che la mozione del centro-destra sulle "classi per stranieri" è razzista e intende far leva su una diffusa e crescente xenofobia.
Nell'uso corrente si intende per razzismo la discriminazione (teorizzata e/o praticata) nei confronti di gruppi sociali o etnici, considerati inferiori. La xenofobia invece è letteralmente "paura dello straniero", ovvero pregiudizio e diffidenza nei confronti del diverso: non dello straniero in quanto tale, perchè se è simile a me (per caratteristiche fisiche e culturali) difficilmente mi fa paura. Insomma l'americano nero può "far paura" , quello bianco no.
Dunque il razzismo è xenofobico ma la xenofobia non è razzismo, anche se può essere il primo passo. La xenofobia abita l'individuo (anche se la condivisione è importante), il razzismo appartiene a gruppi organizzati (politici o meno) perchè la superiorità e la discriminazione si teorizzano e si attuano soprattutto in modo organizzato.
Distinguere fra razzismo e xenofobia non è un problema terminologico, bensì pratico: mentre il razzismo va combattuto a livello politico e culturale, la xenofobia può essere "curata" facendo. Se è vero che si ha paura del diverso perchè non lo si conosce, bisogna promuovere la conoscenza reciproca, fare insieme. Non c'è niente da inventare: i corsi di cucina multietnica con cena conclusiva ci sono da anni. Proprio ora che viene fuori la barbarie delle "classi per stranieri", la scuola può essere un luogo di incontro per i genitori, oltre che per i bambini.







