mercoledì, 25 febbraio 2009
Ilaria e donna Mimma

Quando donna Mimma col fazzoletto di seta celeste annodato largo sotto il mento passa per le vie del paesello assolate, si può credere benissimo che la sua personcina linda, ancora dritta e vivace, sebbene modestamente raccolta nel lungo «manto» nero frangiato, non projetti ombra su l'acciottolato di queste viuzze qua, né sul lastricato della piazza grande di là. (...)
E' il mondo in cui donna Mimma vive agli occhi dei piccoli e anche dei grandi che ridiventano subito piccoli appena la vedono passare. Piccoli, per forza, perché nessuno può sentirsi grande davanti a donna Mimma. Nessuno.
Questo mondo ella rappresenta ai bimbi quando si mette a parlare con essi e dice loro come a uno a uno ella sia andata a comperarli lontano lontano.

Donna Mimma è " la Comare", levatrice di un paese siciliano fra fine ottocento e inizi del novecento.
Qualche mese fa, prima che diventasse ostetrica, ho dato
a Ilaria questa novella di Pirandello perchè la leggesse. Non credo che l'abbia fatto. Mi sovviene ora mentre penso a mia figlia che fa nascere i bambini in un grande ospedale, un lavoro interinale. Mi sembra ieri o ieri l'altro che l'ho vista nascere tutta viola, incappiata nel cordone ombelicale: via via, in sala parto che sennò perdiamo la bambina !

Ma è lei sola a esercitare, da circa trentacinque anni, quest’ufficio nel paesello. O, per dir meglio, era lei sola, fino a jeri.
Ora è venuta dal continente una smorfiosetta di vent’anni, piemontesa; gonna corta, gialla, giacchetto verde; come un maschiotto, le mani in tasca: sorella ancora nubile d’un impiegato di dogana. Diplomata dalla R. Università di Torino.

E ora donna Mimma dovrà andare a Palermo a prendere il diploma che non ha.

Alla scuola, quarantadue diavole, tutte con l’aria sfrontata di giovanotti in gonnella, su per giù come quella ragazzaccia piombata dal Continente nel suo paesello, le si fanno addosso, il primo giorno ch’ella comparisce tra loro col fazzoletto di seta celeste in capo e il lungo scialle nero, frangiato e a pizzo, stretto modestamente attorno alla persona. Uh, ecco la nonna! ecco la vecchia mammana delle favole, piovuta dalla luna, che non osa mostrar le manine e tiene gli occhi bassi per pudore e parla ancora di comprare i bambini! La guardano, la toccano, come se non fosse vera, lì davanti a loro.
– Donna Mimma? Donna Mimma come? Jèvola? Donna Mimma Jèvola? Quant’anni? Cinquantasei? Eh, picciottella per cominciare! Già mammana da trentacinque anni? E come? Fuori della legge? Come gliel’hanno potuto permettere? Ah, sì, la pratica? Che pratica e pratica! Ci vuol altro! Adesso vedrà!

Il professor Torresi le dice che la pratica, la conoscenza implicita, non può bastare.

Ma a mano a mano che quella famosa conoscenza implicita di cui il professor Torresi ha parlato, le diviene esplicita, donna Mimma – veder più chiaro? altro che veder più chiaro! – non riesce a vedere più nulla.
Scomposta, sminuzzata, l’idea della cosa, come prima la aveva in sé, intera e compatta, ora le si confonde, smarrita in tanti animi particolari, ciascuno dei quali ha un nome curioso, difficile, che ella non sa nemmeno pronunziare. Come ritenerli a memoria tutti quei nomi? Ci si prova con tanta pazienza, la sera, nella sua misera cameretta d’affitto, sillabando sul manuale, curva davanti al tavolinetto su cui arde un lumino a petrolio.

E non vanno meglio le lezioni di Ostetricia pratica perchè il professore non vuole che ella faccia quello che sa fare, ma che dica quello che non sa dire; e se si tratta di fare e non di dire, non la lascia mica fare a suo modo, come per tant’anni ha fatto, che sempre le è andata bene; ma secondo i precetti e le regole della scienza, come punto per punto egli li ha insegnati (...).

 Donna Mimma pensa di rinunciare ma poi si risolve a rimanere. E quando tornerà al paese, dopo due anni di studi, scoprirà che la Piemontesa ormai le ha rubato il posto: e si è trasformata in una
mammana «civile» che vi sappia spiegar tutto bene, punto per punto, come si fanno e come si possono anche non fare i figliuoli (...)
Dopo una tremenda sfuriata per donna Mimma è finita davvero. Dopo questa prova, nessuno – ed è giusto – vorrà più saperne di lei. Invelenita contro tutto il paese, col cappellaccio in capo, ogni giorno ella scende in piazza, ora, a fare una scenata davanti la farmacia, dando dell’asino al dottore e della sgualdrinella a quella ladra Piemontesa che è venuta a rubarle il pane. C’è chi dice che s’è data al vino, perché dopo queste scenate, ritornando a casa, donna Mimma piange, piange inconsolabilmente; e questo, come si sa, è un certo effetto che il vino suol fare.
La Piemontesina, intanto, col fazzoletto di seta celeste in capo e il lungo scialle d’indiana stretto intorno alla svelta personcina, corre da una casa all’altra, con gli occhi a terra, modesti, e lancia di tanto in tanto di traverso una guardatina maliziosa e un sorrisetto che le scopre su le due guance le fossette. Dice con rammarico ch’è un vero peccato che donna Mimma si sia ridotta così, perché dal ritorno di lei in paese ella sperava un sollievo; ma sì, un sollievo, visto che questi benedetti papà siciliani troppi, troppi denari hanno, da spendere in figliuoli, e notte e giorno senza requie la fanno viaggiare in lettiga.
postato da: giannitos alle ore 13:39 | Permalink | commenti
categoria:segnalibri, genitori
lunedì, 23 febbraio 2009


Effetto Narnia


1° febbraio 2009: mentre il vostro blogger se ne stava al calduccio con la Marta, l'intrepida Indy affrontava il Falterona in una mitica ciaspolata con gruppo CAI.



Neve a sfare e paesaggio con effetto Narnia: credevo che il fenomeno fosse la galaverna, termine affascinante di incerta etimologia che però fa pensare al latte e all'inverno.



Poi scopro che probabilmente si tratta della meno poetica stupenda calabrosa.

...la galaverna è un deposito di ghiaccio con cristalli di solito aghiformi che può formarsi in presenza di due condizioni basilari: la prima condizione, come detto, è la presenza di nebbia, la seconda condizione è la presenza di una temperatura inferiore a 0°C (di solito tra –2°C e –8°C). Indispensabile ai fini della formazione della galaverna è la presenza di nebbia con goccioline d’acqua in sospensione allo stato “sopraffuso” (cioè con gocce allo stato liquido nonostante la temperatura sia inferiore a 0°C). Lo stato di sopraffusione è molto instabile ed è sufficiente che le minuscole goccioline tocchino una qualsiasi superficie perché congelino istantaneamente su di essa. Questo avviene facilmente se la ventilazione è scarsa o quasi nulla, in presenza di goccioline di nebbia molto piccole e con dissipazione rapida del cosiddetto vapore latente di fusione che si genera nel momento in cui si ha il passaggio di stato da liquido a solido. Naturalmente pali, rami degli alberi, cavi elettrici e via dicendo sono i primi ostacoli a catturare le goccioline di nebbia e quindi vengono ricoperti dalla galaverna più rapidamente rispetto ad altri oggetti al suolo come avviene invece con la brina. (...) se la temperatura è abbondantemente sotto lo zero ma le goccioline sopraffuse di nebbia presentano dimensioni superiori rispetto al solito, si forma la cosiddetta calabrosa, termine derivante dal dialetto bresciano con il significato di “grande brinata”. Differisce dalla galaverna in quanto, invece di presentarsi come aghi di ghiaccio, risulta essere invece una compatta crosta di ghiaccio granuloso di colore bianco o semitrasparente se sottile. L’aspetto granulare spugnoso della calabrosa deriva dalle bolle d’aria che contiene. In presenza di vento forte può assumere spessore notevole rivelandosi estremamente dannosa per i rami degli alberi e i cavi arrivando addirittura a spezzarli per il grande peso accumulato.
(dal sito web del Club Aquile Rampanti)



In mezzo alla calabrosa si nota Indy, con espressione visibilmente soddisfatta (sette ore con le ciaspole ai piedi, sempre all'addiaccio e nevicata ininterrotta).



(fotografie per gentile inconsapevole concessione di Indy)

postato da: giannitos alle ore 16:24 | Permalink | commenti
categoria:varie ed eventuali, fotografia
mercoledì, 18 febbraio 2009


La cosa giusta

Finalmente  Uolter ha fatto una cosa giusta.  Ora però lasci perdere l'Africa, che c'hanno già abbastanza problemi  (vedo che Vauro la pensa come me).
postato da: giannitos alle ore 20:45 | Permalink | commenti
categoria:italietta